il libro

Kogut opiewa nawet ten ranek, w którym idzie na rosół.
Il gallo canta persino la mattina in cui finisce in pentola.

Stanislaw Jerzy Lec
[Myśli nieuczesane, 1957 – Pensieri spettinati, 1984]

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“Cosa significa, davvero, fare il giornalista? Me lo chiedo da quando, ormai più di dieci anni fa, ho iniziato questo mestiere. E continuo a non trovare le risposte giuste. La stessa domanda se la pone costantemente Demi. Demetrio Romeo, il nostro collega che ho incontrato in giro, in cerca di notizie, quando eravamo entrambi alle prime armi. Ingenui, con la testa piena di Robert Redford e delle sue battaglie su carta, muovevamo i primi passi in una realtà difficile. […] Tempo zero, uniche sicurezze il sonno perso e i calli nei piedi. Mi sentivo un cane da tartufi, in giro per la città a cercare di scovare notizie. A cercare magagne. A raccogliere carte per raccontare la verità. Già, la verità. Perché questa era, per me come per i miei colleghi, Demi per primo, la nostra missione: raccontare tutto. Anche le cose più scomode. Informare. Rimestare nel torbido, cercare e cercare. Approfondire, trovare le pezze d’appoggio, raccontare”.

È Agata, collega e amica del protagonista-narratore di carta vetrata, a segnare i confini labili del giornalismo nel pezzo “Aspettando Demi”, pubblicato dopo la sua scomparsa.

Un rapimento in una terra impastata di ‘ndrangheta. La suspense entra nel circo mediatico sempre alla ricerca di nuove storie da dare in pasto all’opinione pubblica, in una corsa contro il tempo che non basta mai, per raggiungere la notorietà.
Un mondo in cui nasce e si consuma il nuovo traguardo della società globale: la spettacolarizzazione televisiva come unico orizzonte per essere. Che è apparire, a qualunque costo.

Protagonista e comprimari di carta vetrata corrono senza fermarsi mai, cercando il proprio spazio in un mondo dove notizie, azioni, idee, personaggi sono usa e getta. Partendo da Reggio Calabria e arrivando fino a Roma, carta vetrata toglie il velo a un mondo che non è fatto solo di passione e dedizione, ma nasconde sotto il tappeto ambizioni smodate e il vuoto di una superficialità trasformata in sostanza. Dove l’unica verità è la finzione.

Ritmo accelerato, in un crescendo che porta all’apnea, guardando dal di dentro la camera stagna che costruisce, giorno dopo giorno, una realtà parallela. Quella mediatica.

ISBN 9788897656111
312 pagine, € 15
rilegato a 16mi cuciti a filo refe con cover brossurata
formato 14×21 con bandelle interne, patinato
opera originale di copertina di Caterina Luciano
invertebrati”, 20×30, collage, pastelli e matite su cartavetrata a grana fine

sabbiarossa EDIZIONI – collana STORIE [S.3]
I ed novembre 2013
II ed febbraio 2014

e-book  SRed ISBN 9788897656128 [14/02/2014, € 7]

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One response to “il libro”

  1. Maccarone Melo says :

    Investire sui giovani che sono il nostro futuro vuol dire avere fiducia su di una crescita culturale e intellettuale in grado di affrontare le sfide della globalizzazione. E’ anche vero che la televisione, così proposta è la spettacolarizzazione di ogni evento. Ma in questa società regolata da leggi e consuetudini non sempre perfette, ma sempre perfettibili, tutti abbiamo un compito, grande o piccolo poco importa, da assolvere. Assolviamolo bene e fino in fondo. Per farlo basta, credo, ma non è il verbo, impegnarsi con spartana ostinazione. Così facendo, se qualcosa, o tante cose, fate male, non sarà stato per un difetto di volontà, per ignavia, di neghittosità o pressappochismo, ma per un deficit di cognizione.. E visto che ci sono, se posso: non giudicate gli altri prima di conoscerli, e di conoscere le loro idee, dialogate con loro senza inquietudini e preconcetti. Se le loro idee sono giuste, fategliene atto. Se sono sbagliate, rispettatele, nell’attesa di discuterle e correggerle: nessuno è infallibile perchè nulla è più mutabile delle opinioni, cangianti come i sentimenti.. Cosa significa fare il giornalista? Se si esercita l’esercizio dello scrivere per avere delle risposte questo p un esercizio ben riuscito. Siete una bella squadra, da ciò che ho letto.e visto. A che serve, altrimenti scrivere cercando di farsi una forma da originale, quando i suoi collaboratori, lo costringono a comportarsi da persona normale? Anch’io ho sempre cercato di unificare il reale molteplice in un unico principio, ma non ci sono mai riuscito e, la causa è evidente: per scrivere bisogna pure saperlo fare.. Complimenti a Voi. Buon lavoro.

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